Toni Bonji si racconta a Loola.it
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    Toni Bonji si racconta a Loola.it

    Toni Bonji alias Paride Coccio in questa stagione di Quelli che il Calcio su Raidue, ​con la comicità e i giochi di parole che lo contraddistinguono, ci parla della sua professione e delle esperienze avute in programmi come Zelig, Italia’s Got Talent e Quelli che il calcio. Spaziando tra diverse tematiche, dalla televisione ai social, dai primi lavori alla comicità del futuro, emerge il profilo di un artista davvero originale.

    Ciao Toni, per chi non ti conoscesse, ci spieghi brevemente chi sei e cosa fai?
    Ciao. Mi chiamo Toni Bonji e il nome stesso lo dice. Sono nato in tenera età. Prima di nascere ero molto introverso, poi col tempo sono cambiato. Ho intrapreso ormai da qualche anno la carriera del comico partecipando a Zelig, Central Station, Italia's Got talent, Colorado e Quelli che il calcio. Mi restano solo Chi l'ha visto e Un giorno in pretura. Me ne rammarico.

    Quando e come hai iniziato a svolgere questo lavoro?
    Sono cresciuto nei villaggi turistici, ma solo di pochi centimetri. È stato li che ho iniziato a prendere confidenza con il palco. Prima di allora mi esibivo a scuola usando i miei compagni come cavie. Sono da sempre stato uno studente modello: anziché studiare facevo le sfilate. Per diverso tempo mi sono sentito incompreso da tutti: i compagni non mi capivano, i professori non mi capivano, nessuno mi capiva. Era il periodo in cui con la mia famiglia ci trasferimmo in Libano.

    Come riesci ad essere riconoscibile e a destreggiarti tra la concorrenza?
    Evito di farmi tatuaggi. Non mi piacciono. Così…a pelle. Credo di essere rimasto l'unico al mondo a non averne. Tuttavia è l'alopecia il mio cavallo di battaglia. I capelli non mi sono mai piaciuti (nulla di personale, per carità) ed io non piaccio a loro, tanto che sto seguendo una cura contro la ricrescita: per ora sta funzionando alla grande.

    Cosa significa per te lavorare come comico?
    Molto spesso il lavoro mi ha costretto a fare su e giù: un tempo riparavo gli ascensori! Poi ho lavorato come geometra. Ero un libero professionista: più libero che professionista. Ma in realtà il comico è il lavoro che ho sempre sognato di fare! Fin da piccolo desideravo fare il comico ma ogni volta che ci provavo la gente si metteva a ridere. Era frustrante.

    Come vedi il lavoro del comico tra qualche anno?
    Saremo tutti rinchiusi in una comunità di recupero per ex cabarettisti anonimi.

    Molti comici nei loro sketch prendono spunti da eventi quotidiani. Quali sono le tue fonti di ispirazione?
    I dromedari.

    Qual è stato il festival o il programma televisivo che ha cambiato la tua vita professionale?
    La finale di Italia's Got Talent è stata per me la svolta, l'esperienza che mi ha dato maggiore visibilità. Se dovessi darle un voto da uno a dieci, lo darei.

    Come valuti finora la tua esperienza a "Quelli che il calcio"?
    A Quelli che il calcio mi sento come in famiglia (e ci tengo a precisare che mia madre non mi ha mai preso a bastonate)! Siamo una bella squadra, ci divertiamo, è una bellissima esperienza! E poi, dopo Quelli che il calcio per strada mi riconoscono tutti, tranne sei.

    I comici devono cercare di far ridere sempre, anche quando vivono situazioni difficili. Tu come riesci a far ridere anche nei momenti negativi?
    Cerco sempre di vedere il lato positivo: "Ti hanno bruciato l'auto? Pazienza! L'importante è che l'auto non sia la mia".

    Qualche anno fa per conoscere i comici bisognava seguire determinati programmi televisivi. Ora, invece, è possibile farlo in altri modi. Cosa ne pensi dei social come canale di comunicazione? Come pensi sia cambiata la comicità nell'era di Facebook e Instagram?
    I social sono un mezzo potentissimo e se usati correttamente possono rivelarsi molto utili. Sui social gira tutto velocemente! Io appresi dai social della morte di Michael Jackson, 6 anni prima che morisse.

    In passato hai partecipato a "Italia's Got talent". Pensi che questi talent siano buone vetrine per gli artisti?
    Se si hanno delle buone carte e le si giocano nel modo giusto, anche il talent può essere una buona opportunità. Io, ad esempio, una volta partecipai ad una gara di apnea: mi dissero di andarci con i piedi di piombo, ma mal interpretai ed ebbi non poche difficoltà a ritornare a galla. Fu un'esperienza mozzafiato.

    Cosa consiglieresti ai giovani che vogliono percorrere questa strada?
    Io credo che ognuno debba sempre seguire le proprie ambizioni e quello in cui crede veramente. Tranne il martedì e i giorni dispari. Il sabato riposo.

    tonitonitoni